Il gigante arenato.

A pochi giorni dalla tragedia che ha catalizzato l’opinione pubblica mondiale, e quando ancora non si hanno notizie degli ultimi dispersi, per le strade, alle tv, in tutti i programmi, non si fa altro che parlare di ciò che è stato, e di ciò che si sarebbe potuto evitare. Ognuno diventa esperto, sembra quasi che tutti abbiano soluzioni, si sprecano le opinioni, talvolta contrastanti, che rimbalzano da un notiziario all’altro.

Sembra  impossibile che nel 2012 possano accadere tragedie simili, siamo abituati a pensare ad un  mondo tecnologico, dove tutto viene previsto, calcolato, analizzato. Eppure ci sono ancora molte operazioni che soltanto l’essere umano è in grado di gestire, controllare, impedire. E così, ecco che un gigante dei mari, di 107.000 tonnellate di stazza, un mostro di ferro e tecnologia che tutto il mondo ammirava, all’improvviso si trova in balia di se stesso, vittima di quello stesso mare che sapeva gestire con incredibile dolcezza. Vittima di un processo razionale che non ha impedito lo svolgersi degli eventi, fragile come un essere umano, disattento e impreciso, spavaldo e vanitoso.

Un complesso avvolgersi di situazioni, ancora tutte da chiarire, che ha portato alla rovina uno dei gioielli contemporanei della cantieristica mondiale, un esempio di stile ed eleganza che portava in alto la bandiera italiana, e che ora si trova su tutte le testate mondiali, arenato su quel fondale roccioso, come pietra di scandalo e sciagura.

Si è tirata in ballo anche la sorte, con quel venerdì 13, e quella bottiglia che non si è rotta durante il varo, ma sarebbe bastata una manciata d’incoscienza in meno per scongiurare una simile tragedia. Ancora una volta l’Italia, con tutta la sua parte peggiore, è balzata all’attenzione mondiale, proprio ora che l’economia sta scivolando in basso, proprio in quest’anno in cui una delle manovre finanziarie più dure ci sta chiamando in causa.

Mentre si attendono notizie degli ultimi dispersi, una riflessione appare doverosa. Si è più volte visto questi giganti dei mari sfiorare le nostre coste, in un misto di teatralità e coreografia in cerca di ovazione. C’è da chiedersi se questi spettacoli di pura scenografia servano ad aumentare i profitti del settore, a mio parere per nulla. Quello che invece cresce a dismisura, è il rischio d’incappare in incidenti come questo, assurdi e senza scopi. Speriamo che la tragica realtà di questi giorni possa insegnarci a vedere il futuro con occhi diversi, dove la vera euforia sia quella di un uomo finalmente saggio che fa prevalere il buon senso, alla superficialità di un apparire futile e ottuso.

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